Nel 1979, dopo sei anni di silenzio letterario, in Se una notte d'inverno un viaggiatore, lo «scoiattolo della penna», Italo Calvino, suscitando stupore e ammirazione, si mette a giocare con le scoperte della critica semiologica, e con i procedimenti messi a punto dalle teorie letterarie allora più alla moda.
Dopo aver attraversato, conosciuto ed essersi innamorato di molte «inclite metropoli, atlantiche e pacifiche», nel 1964 Calvino elegge, a sua stabile dimora, Parigi. Nella città «circondata da foreste di faggi e carpini e betulle,…e circondante a sua volta la Bibliothèque Nationale», si accosta agli ambienti letterari più sperimentali e all'avanguardia, avvicinandosi alle problematiche della semiotica, ovvero di quella disciplina che studia la vita dei segni, linguistici e non. Legge i testi teorici dello strutturalismo, frequenta le lezioni di Roland Barthes, stringe rapporti con il grande e originale scrittore Raymond Queneau, e con il gruppo dell'Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle, "Laboratorio di letteratura Potenziale"). E così, in quel «crocevia tra scienza e letteratura», quale era appunto la cultura francese di quegli anni, Calvino sembra ritrovare «una seconda patria della sua fantasia».
Quindi, in Se una notte d'inverno un viaggiatore, non racconta più storie, secondo la prassi del raccontare tradizionale; ma, sollecitato dalla teoria della letteratura formulata nell'ambiente della rivista «Tel Quel» - per il quale «lo scrivere non consiste più nel raccontare, ma nel dire che si racconta» - narra, con un linguaggio «galileiano», preciso, concreto, razionale ed elegante, le forme della narrazione.
In un sottile, elaborato e originale gioco letterario, divertente e divertito, gli artifici, gli ingranaggi, i trucchi, le trappole della scrittura e della lettura vengono messi in opera, e al tempo stesso, nella finzione narrativa, consapevolmente ed esplicitamente scoperti e messi a nudo.
Attraverso il classico procedimento di mise en abyme (“messa a nudo”, l'artificio attraverso il quale il soggetto dell'opera viene trasferito a livello dei personaggi), la teoria del romanzo si rende visibile e trasparente, proprio nei progetti e nelle idee espresse dai due personaggi complementari: Silas Flannery (alter ego di Calvino) e Ermes Marana (responsabile di tutte le sostituzioni, traduzioni, falsificazioni dei testi, che costituiscono i romanzi «inscatolati» nella cornice).
Il principio strutturale è sconfiggere l'autore tradizionale, quel «fantasma dai mille volti e senza volto», che dietro ogni libro «garantisce una verità a quel mondo di fantasmi e d'invenzioni» che fanno la letteratura e la rendono più vera del vero.
E così, in questo «romanzo della teoria del romanzo», il Lettore che tradizionalmente ama le storie compiute, e che solitamente occupa la posizione terminale nella catena comunicativa, viene a trovarsi a immediato contatto con un anonimo ed impersonale Narratore, che lo chiama a farsi protagonista di una avventurosa lettura continuamente interrotta.
Dunque, l'intertestualità, la potenzialità riposta in ogni singolo testo di entrare in relazione con altri testi, non solo è implicitamente praticata da Calvino, il cui romanzo sembra richiamare molti altri libri, in particolar modo di Borges. Ma è anche, realizzata e concretizzata, nella finzione narrativa, seppur involontariamente, dal Lettore protagonista.
Questi, infatti, nella speranza di giungere alla storia completa, ogni volta rimane impigliato in frammenti di storie che continuano a rinviare l'uno all'altro, in una specie di labirinto.
Insomma l'odissea del Lettore protagonista appare caratterizzarsi come un avventuroso contatto con la narrativa moderna più all'avanguardia. Tuttavia, l'ironia di Calvino non annienta totalmente il modo tradizionale di raccontare, bensì nella cornice, accorda al lettore reale il piacere, negato al Lettore con la L maiuscola, di una storia narrata fino in fondo. E nel modo più convenzionale lascia che, l'eroe, il Lettore, sposi l'eroina, la Lettrice.
In realtà, Calvino non ritorna al racconto romanzesco: la storia che il lettore finisce di leggere nel letto matrimoniale è la sua storia, di lui che legge di come sta leggendo, ovvero: la storia del lettore che è letto.
E il romanzo di Calvino si fa così «letteratura e metafora della letteratura».
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